mercoledì 27 marzo 2013

Umanzuki "Sonic Birds"

Non ho ascoltato il primo lavoro dei toscani Umanzuki, dalla critica paragonato al jazz-core di Zu, Neo, Squartet, Udus, Testa de porcu, Anatrofobia, addirittura Sightings. Quello che so è che questo "Sonic Birds", ancora una volta registrato da Giuseppe Caputo e prodotto dalla sua fromSCRATCH assieme a uno stuolo numeroso di altre indie label, si allontana molto dagli stilemi del genere: si rallentano i tempi, si amplia la gamma di colori, si aprono le porte all'elettronica e alla psichedelia. Esemplare l'apertura riservata a Rainbow, un drumming ossessivo bagnato da un temporale di chitarre ed effetti elettronici, scortati da una litania corale che dà assuefazione. Tra indietronica, Liars abbagliati dal sole e un Panda Bear che si fonde in un tutt'uno con la natura, rima che quest'ultima lo risputi fuori in un turbinio di percussioni. Gli stessi nomi si potrebbero tirar fuori per Golden beard bullseye, tappeto sonoro in cui le note si fanno ritmo e il ritmo melodia, altro episodio da salvaguardare. Light crystal bounce è invece una tormenta matematica in crescendo, schegge di microelettronica che si scontrano con schegge di percussioni, mentre Captain Orso una nenia atavica che emerge da una guerra lampo sonica. Più legate a un presumibile passato invece la title-track e la conclusiva Amazing sun, jam session free jazz alla velocità della luce che per animo e attitudine ricordano certe puntate del collettivo Jooklo.

Quelli generati dagli Umanzuki sono prismi di suono che coniugano al meglio potenza, creatività e perdizioni lisergiche, sfuggendo facili e sbrigative classificazioni. Ci aspettiamo grandi cose.


(Monoton Studio, Edisonbox, fromscratch, ZamZamRec, Ambient noise session, Brigadisco, Hysm?, Eclectic polpo, Toten schwan, Charity press, Spettro records 2012)


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