lunedì 4 giugno 2012

Romanzo di una Strage

Tra i due litiganti "ACAB - All Cops Are Bastards" e "Diaz" il terzo gode, ovvero "Romanzo di una Strage".

Nella tanto chiacchierata rinascita (?) del nostro cinema politicamente impegnato la spunta l'opera ultima di Marco Tullio Giordana, che già in passato ci aveva deliziato con opere solide come "I cento passi" o "La meglio gioventù": la sua ricostruzione della Strage di Piazza Fontana e degli eventi che ne seguirono - la morte di Pinelli, l'omicidio del Commissario Calabresi - da una parte rappresenta i fatti in maniera rigorosa, attraverso una serie di capitoli che ci mostrano le parti in gioco e le loro relazioni: gli Anarchici, la Destra fascista, lo Stato, i Servizi Segreti, un dedalo di intrecci, infiltrazioni e controspionaggi tanto contorti quanto la strada per la verità. "La Strage di Piazza Fontana non ha colpevoli", questo il laconico commento alla fine del film: come nella migliore tradizione italiana. Dall'altra - e qui sta la sua vera forza - "Romanzo di una Strage" trionfa nella difficile rappresentazione del rapporto tra Calabresi e Pinelli, impersonati rispettivamente dai sempre ottimi Valerio Mastandrea e Pierfrancesco Favino: né buoni né cattivi, né martiri né demoni, semplicemente due esseri umani con i loro pregi e difetti. Pinelli non è né colpevole né un eroe, semplicemente una vittima del Sistema in un gioco più grande di lui. Allo stesso tempo non si nega la responsabilità della Polizia per la sua morte, ma viene limitato il coinvolgimento di Calabresi, la cui colpa principale è stata quella di non aver accusato i colpevoli o quantomeno esternare i propri dubbi: ed è qui che emerge la crisi di un uomo che sa di sapere e che allo stesso tempo vuole mentire a se stesso, diviso tra il proprio dovere e l'amore per uno Stato che lo abbandonerà senza troppi scrupoli. La sua fede e i suoi ideali si sgretolano l'uno dopo l'altro, man mano che viene fuori il marcio, ma quando decide di abbandonare la Polizia è troppo tardi, il nemico ormai ha un nome ed è il suo.

Molti i dettagli sui quali soffermarsi e le prospettive da cui approcciare il film: da sottolineare il riuscitissimo personaggio di Moro (interpretato da un Fabrizio Gifuni quasi sosia di Volonté), sorta di voce della coscienza italiana che non interferisce nelle vicende, ma si limita a commentarle con i propri dubbi, timori e sospetti. Molto è stato detto poi sulla scelta di inserire nel film la cosiddetta teoria della doppia bomba, contenuta ne "Il segreto di Piazza Fontana" di Paolo Cucchiarelli, da cui il film è tratto, ovvero quella teoria secondo cui erano due le bombe nella Banca Nazionale dell'Agricoltura, una innocua messa dall'anarchico Valpreda, l'altra, quella mortale, messa dai neofascisti. Una tesi azzardata e smentita dalle indagini, criticata per questo da gran parte del pubblico che non ha colto l'essenza del film, contenuta già nel titolo: un romanzo, che vuole ripercorrere un fatto cruciale di cronaca italiana senza per questo seguirne pedissequamente la ricostruzione. Che poi una ricostruzione univoca ancora non c'è e probabilmente non ci sarà mai, la storia fa acqua da tutte le parti: rappresentare questi buchi e i modi fantasiosi e surreali trovati negli anni per attapparli è uno dei maggiori pregi che il film potesse avere.

Una regia sobria e mai sopra le righe, nella quale Giordana è un maestro, completa un'opera riuscitissima che vince a mani basse il confronto con i film citati all'inizio: c'è la denuncia, c'è l'indignazione, ma c'è anche la capacità di cogliere le tante sfumature della nostra società e di rappresentare un dramma umano al di là di ogni colore o schieramento politico. Ed è proprio qui la grandezza di questo nero, nerissimo romanzo.

4 commenti:

  1. Inserisco il mio primo commento dopo aver letto molto di questa ottima web-zine...

    Credo che questo film sia un insulto alla STORIA e alle VITTIME di quella sporca bomba. Questo perché non si dovrebbero affrontare temi di così grande importanza con così poca intelligenza. Il rischio è grandissimo...più o meno, quello di revisionare i fatti storici e creare una "memoria collettiva falsata" che, come tutte le altre "distorsioni televisive" ci strappano brandelli di libertà ogni secondo che passa. Partiamo dalla parola "romanzo"...si può secondo voi utilizzare una parola che evoca il mondo della fantasia in un fatto che ha portato ad un golpe silenzioso come quello che ha disintegrato il movimento rivoluzionario in Italia? Ancora...l'amicizia tra Pinelli e Calabresi è un falso storico che fa ghiacciare il sangue...la morte di Pinelli è un fatto spregevole e il dramma di Calabresi è pura FANTASIA visto che prima che lo uccidessero, lui stesso ha sempre difeso gli uomini che erano con lui all'interno della stanza dove secondo il verbale del processo, Pinelli fu colpito da "malore attivo" gettandosi dalla finestra della caserma. La storia della doppia bomba fa schifo dal punto di vista etico e umano, visto che è il delirio di una persona chiaramente malata. E' come se io dicessi che ad ammazzare JFK sono stati gli indiani d'america per non so quale motivo e poi qualcuno usa questa mia demenza scritta per strutturare IL SOGGETTO DI UN FILM!!!!!! Siamo nel campo del revisionismo storico "spinto" già da un pezzo..."Una tesi azzardata e smentita dalle indagini, criticata per questo da gran parte del pubblico che non ha colto l'essenza del film, contenuta già nel titolo: un romanzo, che vuole ripercorrere un fatto cruciale di cronaca italiana senza per questo seguirne pedissequamente la ricostruzione." Scusa, ma allora vale tutto...e invece no! Si può fare questa operazione quando si parla di Giulio Cesare e i Galli su ASTERIX ma non quando si parla di una STRAGE come quella di piazza fontana. Che poi, sia un bel film dal punto di vista cinematografico, NON ME NE FREGA NULLA! Qui si parla di valori come LIBERTA' e non di INTRATTENIMENTO. Gli attori li facevo più intelligenti...Mastrandrea lo rilego d'ora in poi nella posizione di MERCENARIO CINEMATOGRAFICO a vita mentre il Pinelli "Favino" l'avevo già rilegato lì ai tempi della BANDA DELLA MAGLIANA...UN GRUPPO DI SANGUINOSI DELINQUENTI rivalutati in maniera vomitevole. UN ULTIMO COMMENTO AL CINEMA POLITICIZZATO D'OGGI GIORNO...QUANDO SI FA UN FILM CHE AFFRONTA QUESTE TEMATICHE SI HA UNA RESPONSABILITà VERSO LA VERITà E LA STORIA. SI HA QUASI UN COMPITO EDUCATIVO VISTO CHE NESSUNO LEGGE PIù...QUINDI è MEGLIO ASTENERSI DA FARE QUESTI FILM "IMMONDIZIA" CHE CREANO NELLE TESTE DI CHI NON SI INFORMA IN PRIMA PERSONA, DEGLI IMMAGINARI SPAVENTOSAMENTE BANALI E IRREALI.

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  2. Ciao Ja e grazie per il commento, un po' di dibattito non fa mai male.

    Io non credo ci sia revisionismo in "Romanzo di una strage": Giordana non nega che Pinelli sia stato ucciso, penso sia evidente a tutti la colpa della polizia. Così come è chiaro allo spettatore che i responsabili della strage non sono gli anarchici ma i neri. Non mi sembra vengano ribaltate le carte in tavola, carte che non ci sono ma che conoscono anche i muri. L'unico revisionismo potrebbe esserci nella figura di Calabresi, dipinto forse come più umano di quanto era in realtà (ma allo stesso modo non penso fosse un demone, non credo nei demoni) per scopi chiaramente narrativi in questo "romanzo". Il film poi mostra un rapporto tra Pinelli e Calabresi che però non definirei "amicizia", quanto "una minima apertura e disponibilità ad ascoltare posizioni diametralmente opposte dalle proprie"; anche la teoria della doppia bomba non regge, concordo io e concordano tutti gli spettatori, e penso concordi anche Giordana che l'ha inserita non tanto per convincere lo spettatore (sarebbe la mossa suicida di un regista idiota) quanto per mostrare il torbido e l'incapacità di far venire a galla una verità scomoda come nella peggiore tradizione italiana.

    Insomma, il non voler spiattellare sullo schermo una verità che tutti sanno (cosa che fa ad esempio Diaz, un film molto più attendibile dal punto di vista dei fatti ma cinematograficamente assai meno coinvolgente) non significa cambiare le carte in tavola o riscrivere la storia: vedendo il film ho provato disgusto per lo Stato italiano, disprezzo per una strage nera, solidarietà con gli anarchici accusati e vittime di un disegno più grande di loro, e penso che queste sensazioni siano le stesse provate da tutti. Significa fare del cinema in una maniera più coraggiosa, osando e prendendosi dei rischi piuttosto che limitarsi a mettere in fila fatti e vicende (ancora Diaz - a proposito, l'hai visto? Che ne pensi?).
    Tramandare la memoria storica senza distorcerla è importante, altrettanto importante è fare del buon cinema in Italia oggi che se ne ha disperato bisogno. Continuo a sostenere che Giordana è uno dei nostri migliori registi.

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  3. Ciao Ale, grazie della risposta. Soffro almeno quanto te per la carenza di film appassionanti nel panorama cinematografico italiano (ma anche europeo e mondiale tolti quei 5 o 6 outsider che fortunatamente vengono fuori ogni anno dalle migliaia di festival di cinema underground). Penso però, che l'aspettativa di un popolo come il nostro, coinvolto in molti "cortocircuiti politici", debba essere molto più alta. Se proprio te lo devo dire, ci sono rimasto di stucco nel vedere Giordana rispondere ad un paio di interviste con motivazioni talmente banali da relegarlo (e qui mi riscatto da orrori di scrittura fatti nel precedente articolo) al primo o secondo anno di un liceo anni 70...dove molti erano coinvolti...ma qualcuno rispondeva con slogan precotti. La teoria della seconda bomba secondo me gli piace molto e il fatto che non abbia cercato una forma conclusiva più aperta e magari con più finali, è ingiustificabile. Appena ho visto il film ho pensato che aveva tradito le buonissime basi culturali e storiche che l'avevano portato a girare un film su Peppino Impastato. Lì si che aveva dato il meglio che si può dare da regista di un film. Purtroppo, e spero che tu sia d'accordo con me, non esistono più persone come Monicelli, Petri, Rosi, Montaldo e Bellocchio (ahaha, alcuni di loro non sono ancora morti credo)che stuzzicavano la voglia di sapere e non preconfezionavano la verità in comodi blister colorati...ma sopratutto non c'è più un attore come Volontè, impegnato in prima persona in film epocali che hanno inventato la categoria di film dove Giordana attinge pur non con la stessa incisività e rispetto per la storia.

    Diaz me lo sono perso clamorosamente...ti dirò a breve...per il momento continuo a leggere di musica, cinema e altro su questa ottima web-zine.Ciao!

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  4. Mhm... secondo me invece il dialogo tra Calabresi e il tipo dello Stato verso la fine del film, dove Giordana tira fuori la teoria della doppia bomba, e poi i due iniziano a paventare ipotesi impossibili e astruse, è proprio un voler lasciare aperta la storia, sottolineare il fatto che una conclusione non è stata raggiunta e mai sarà fatta verità! Io l'ho sentita proprio così, e secondo me finale più aperto non poteva esserci. Non la vedo proprio come una conclusione.

    Poi concordo in pieno con te sul fatto che tra Giordana e i nomi che citi ci sia - in alcuni casi - un abisso. E concordo con te sul fatto che molti dei registi che citi si stanno toccando le palle, che non sono ancora morti! E su Volonté spalanchi una porta aperta.

    Grazie per i complimenti, aspetto un tuo parere su Diaz.
    Hasta pronto!
    A.

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