mercoledì 1 febbraio 2012

Simon Reynolds "Retromania"

Da un po' si sentiva la necessità di un'opera che facesse il punto della situazione sulla Cultura Pop di oggi, musica innanzitutto, ma non solo. Messaggi e forme di questa Cultura, il modo in cui viene veicolata nella società, il modo in cui la plasma e ne viene a sua volta plasmata. Ci pensa il sempre attento Simon Reynolds, londinese trapiantato negli States, giornalista di Melody Maker, New York Times, Spin, Rolling Stone, The Wire e Mojo solo per nominarne alcune, colui che ha coniato il termine post-rock e che ha scritto capisaldi della letteratura musicale quali "Energy Flash" e "Rip It Up and Start Again: Post Punk 1978-1984".

Reynolds identifica come comun denominatore di tutte le tendenze socio-musicali del nuovo millennio quella che chiama "Retromania", ovvero uno sguardo globalmente rivolto al passato e un'incapacità diffusa di produrre qualcosa di originale e davvero nuovo. Gli Anni Zero sono intrisi di nostalgia per i decenni passati, Anni Ottanta e Novanta in testa: se il Pop è prerogativa dei giovani e si fonda sul "Qui e Ora", c'è qualcosa che non quadra.
Quella del critico inglese è un'analisi provocatoria ma realistica, che si sofferma sugli aspetti più disparati per creare un quadro d'insieme coeso ed esaustivo: dal museo rock tanto di tendenza oggi, vero e proprio ossimoro a pensarci bene, alle sempre più frequenti reunion di gruppi storici, pronti a batter cassa per l'anzianità acquisita, dagli album di culto riproposti pedissequamente dal vivo dai propri autori (ad esempio il "Daydream Nation Tour" dei Sonic Youth) ai continui remakes di film e serie televisive in voga nei decenni passati e alla moda anno dopo anno più vintage. Per non parlare della disamina su internet, con la sua offerta di YouTube, Mediafire e affini, il download selvaggio e il suo impatto su gusti e abitudini di chi la musica la ascolta e di chi la musica la crea; l'interesse per immagini e suoni perduti nel tempo e nello spazio, esotismo e voyeurismo che avanzano; l'i-pod e l'individualismo che ne consegue, il collezionismo discografico oggi in cui tutto è disponibile con un clic. Ma la capacità di ascoltare si evolve con la stessa rapidità?
Dopo una minuziosa disamina del presente Reynolds si tuffa in prima persona nel passato, allo scopo di capire se la "Retromania" è prerogativa dei giorni nostri o se ci sono stati antenati: yes, ma con i dovuti distinguo. Infine un occhio al futuro, per capire tendenze e possibili medicine per questa malattia che ci attanaglia: una carrellata sui concetti di hauntology (da lui stesso sviluppato), di mash-up (buono e cattivo), di sampling. E un'illuminante considerazione: non siamo più in grado di immaginarci il futuro. Il nuovo millennio oggetto di ogni possibile rappresentazione non è mai arrivato, niente viaggi nello spazio o teletrasporto o macchine volanti. Ma la verità è che non ci accorgiamo di essere già nel futuro, circondati da invenzioni che hanno cambiato in maniera radicale il nostro modo di vivere, di relazionarci con il tempo, con lo spazio e soprattutto tra noi stessi.

A chi negli ultimi anni si è posto più di una domanda sullo stato della musica e della cultura odierna, Simon Reynolds non dirà forse nulla di nuovo. Ma è innegabile che mai prima d'ora problematiche così sfaccettate e complesse sono state inglobate in un'analisi coesa, completa e compiuta come "Retromania". A tratti mancano forse organicità e una direzione chiara, specie nella seconda parte dell'opera, ma il troppo organico non è cosa per i tempi che corrono, frammentari, liquidi e che difficilmente assumono una forma. In compenso c'è una marea di interessantissimi riferimenti musicali e soprattutto letterari, che permettono ai più avventurosi di approfondire questo o quel particolare argomento trattato.
A voler proprio fare le pulci a Reynolds potremmo dire che questa "Retromania" che identifica, pur ironizzando, come malattia e piaga dei giorni nostri, magari altro non è che un aspetto costitutivo della Cultura Pop stessa, troppo giovane e relativamente neonata per poterne avere un quadro d'insieme: forse stiamo guardando la cosa troppo da vicino, ne vediamo solamente una parte (in fondo fino a qualche centinaia di anni fa, non vivevamo su un pianeta piatto?!). Nel frattempo abbiamo aspettative esagerate e ansia per l'oggi e il domani, un'idea del nostro ieri plasmata e levigata dal flusso del tempo, e anche il nostro sentire cambia con il passare del tempo: avere vent'anni avere trent'anni avere quarant'anni averne cinquanta. Non è la stessa cosa. Ma il mio è solo un punto di vista, azzardato e volutamente provocatorio, che nulla toglie a quello che probabilmente è il miglior libro pubblicato finora da Simon Reynolds.


Nessun commento:

Posta un commento