domenica 5 febbraio 2012

The Iron Lady

Meryl Streep è Margaret Thatcher, ex Primo Ministro britannico, prima ed unica donna ad arrivare ai vertici della politica inglese.
La vita della Lady di Ferro viene ripercorsa con gli occhi della donna ormai ottantenne, malata di Alzheimer e costantemente accompagnata dal fantasma del marito Denis (Jim Broadbent): dall'adolescenza (con Alexandra Roach nei panni della giovane Margaret Roberts) segnata dal lavoro nella bottega del padre e dalla laurea ad Oxford al matrimonio e alla nascita dei figli Mark e Carol, dai primi successi in politica, sempre più in alto, fino a diventare leader del Partito Conservatore nel 1975 e, finalmente, Primo Ministro quattro anni dopo. Da lì in poi è storia: gli ultimi strascichi della Guerra Fredda, la lotta contro l'IRA, le Falkland; la crescita dell'Inghilterra nell'economia globale ma anche disoccupazione, scontri e guerre con i sindacati delle Trade Unions; la vicinanza agli Stati Uniti di Ronald Reagan e l'opposizione all'Europa Unita, fino al 1990, col golpe pacifico all'interno dei Tories e le conseguenti dimissioni.

Un duplice intento quello della regista Phyllida Lloyd: da un lato rappresentare quella che è stata la Gran Bretagna dei rampanti Anni Ottanta, turbolenti e ricchi di contraddizioni, dei quali la Thatcher è sicuramente uno dei massimi emblemi; dall'altro rappresentare secondo un punto di vista inusuale questa donna sulla quale sono state prese posizioni sempre troppo nette, in un verso o nell'altro, senza scavare troppo a fondo per capire i come e i perchè. Grazie a un'eccellente prova della sempreverde Streep ci troviamo dunque scaraventati dentro una donna anziana, malata e nostalgica: pubblico e privato convivono intimamente così come presente e passato (continui salti temporali nella narrazione); il rammarico per aver tralasciato la famiglia nel periodo di massimo impegno politico si alterna, nella sua mente, a una volontà di successo che non accenna ad arrestarsi: ferrea e risoluta sin da giovane, nemmeno le preoccupazioni della figlia, degli assistenti e tantomeno la terribile malattia riescono a fermarla.
Alla fine viene fuori l'immagine di una donna risoluta ma anche testarda, poco propensa ai consigli e con troppa fiducia nella propria esperienza personale, modello da seguire per tutte le donne inglesi emancipatesi dal proprio ruolo sottomesso ma anche moglie e madre non sempre all'altezza. Ma soprattutto di una persona assolutamente innamorata della propria patria ma non altrettanto dei suoi cittadini.

Non il miglior biopic che mi sia capitato di vedere né uno dei migliori film del 2011, ma la performance della protagonista e la curiosità che suscita il personaggio valgono sicuramente il prezzo del biglietto.


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