giovedì 2 febbraio 2012

Bologna Violenta "Utopie e Piccole Soddisfazioni"

A due anni da quella bomba a ciel sereno che fu "Il Nuovissimo Mondo" torna il terrorista sonico Nicola Manzan, col suo progetto solista Bologna Violenta.
Il violinista trevigiano riprende da dove ci aveva lasciato, e la ricetta non cambia: altre ventuno schegge impazzite di digital grindcore, spesso brevissime e in overdose di bpm e volumi, vera e propria maledizione in musica per una società, la nostra, che oramai non può più essere salvata. Un'orgia di violenza che devasta i timpani e un nichilismo se possibile ancor più estremo: le sentenze e gli atti di accusa espliciti che abbondavano nell'album precedente sono qui ridotti all'osso (del resto, a cosa serve parlare, oggi che siamo prossimi alla fine?), compensati da una veemenza e da una schizofrenia sonora oltre ogni limite.

Si parte con gli auguri del Capo dello Stato di Incipit, introduzione al massacro a base di blast beats e riff affilati come mannaie: la sinfonia del male ha inizio, viva la Repubblica, viva l'Italia. L'effetto è ancor più agghiacciante laddove violini e arrangiamenti orchestrali si fondono intimamente con i synth post-umani di Manzan (E' sempre la solita storia, ma un giorno muori), che non esita un secondo a triturare canzoni popolari (Vorrei sposare un vecchio, Mi fai schifo) e utilizza sia voci geneticamente modificate (Sangue in bocca) sia cantati growl degni di diavoli struprati all'inferno, che di cattiveria non ce n'era a sufficienza (You're Enough). La satira acida riemerge in episodi quali Remerda, storia di un politico avido e ingordo che viene mangiato dal popolo affamato, e Il Convento Sodomita, in cui cori di preghiere vengono affossati da urla agghiaccianti, tonnellate di sporcizia elettronica e frequenze ultrasoniche. C'è spazio anche per un'ottima cover di Valium Tavor Serenase dei CCCP, dei quali può per certi versi essere considerato l'erede innaturale: velocità e impatto cresciuti proporzionalmente al tasso d'odio, il testo, non c'è nemmeno bisogno di dirlo, sempre attuale, e l'intermezzo declamato da un improbabile vocalist in chiave discotrash. Il lato umano di Manzan, già udito in compagnia di Baustelle e Il Teatro degli Orrori, emerge in Intermezzo, oasi di pace al giro di boa dell'album, e soprattutto in Finale - Con Rassegnazione: il violino austero e malinconico è la voce di Manzan che piange lacrime amare per il destino dell'umanità, sorta di Wagner 2.0 intento a stendere un velo pietoso su di noi.

Ma la chiave è da cercare in Piccole Soddisfazioni: uno zapping radiofonico tra jazz tradizionale e musiche etniche, radiogiornali, l'Italia degli anni '80, le chiamate degli ascoltatori. E' questa Bologna, è questa la Nuovissima Italia, sono queste le piccole soddisfazioni della vita quotidiana. Nel finale, un mitra digitale a fare (a farci) secchi tutti, nessuno escluso.

(Wallace Records, 2012)


Bologna Violenta - Il Convento Sodomita (Official music video) from Francesco Brunotti on Vimeo.


Nessun commento:

Posta un commento