domenica 8 gennaio 2012

Tomboy

Tomboy: "a girl who acts or dresses in a boyish way, liking rough outdoor activities", ovvero "una ragazza che si comporta o si veste come un maschio, e a cui piacciono le attività rudi all'aria aperta". Il nostro tomboy è Laure (Zoé Héran), bambina di dieci anni da poco trasferitasi con i genitori e la sorella minore Jeanne. Capelli corti, vestiti da maschiaccio, modi rudi e un carattere chiuso, per accattivarsi le simpatie dei bambini del quartiere e soprattutto della coetanea Lisa (Jeanne Disson) figerà di essere Mikhael, un maschio. Tra innamoramenti, giochi all'aperto, complicazioni familiari e la scuola imminente, mantenere il segreto si rivelerà via via più difficile, fino ad un'inevitabile conclusione.

Scritto e diretto dalla francese Céline Sciamma e vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali, "Tomboy" è un dramma al quale assistiamo con occhi da bambini: un'età della vita critica quella della pre-adolescenza, forse la più difficile, in cui anche problemi di poco conto possono tramutarsi in enormi macigni da sollevare. Siamo catapultati nel loro mondo, fatto di giochi e spensieratezza ma anche di rituali, riti di iniziazione, gerarchie e regole tanto elementari quanto ferree. L'abbigliamento, il primeggiare in uno sport o nella lotta, lo sputare per terra, sono tutti tratti distintivi che possono fare la differenza nell'opinione che chi ti circonda ha di te.
Lo spettatore viene messo al corrente della situazione sin da subito ma anche con lentezza, sottovoce, dettaglio per dettaglio: una parola, uno sguardo, un'allusione. Non ci sono pesantezza o morbosità in un tema scottante come quello dell'incertezza sulla propria identità sessuale, nemmeno quando si sviluppa il rapporto di amore/amicizia tra Laure e Lisa: ciò grazie al particolare punto di vista adottato, che ci permette di vedere la vicenda non con i nostri occhi di adulti ma da coetanei dei giovani protagonisti: una gran sensibilità artistica ed emotiva in cui si cela forse il maggior pregio di una pellicola altrimenti piuttosto statica e priva di climax forti, ma anche per questo più realistica. E che permette il lieto fine, con una smorfia di dolore che si tramuta in un accenno di sorriso appena prima del the end, a ricordarci che tutti noi abbiamo affrontato fantasmagoriche battaglie da piccoli per diventare chi siamo oggi.
In "Tomboy" gli adulti sono relegati ai margini, spesso assenti: il padre (Mathieu Demy) via per lavoro tutto il giorno, la madre (Sophie Cattani) costretta a letto da una nuova gravidanza e che prenderà le redini della situazione solo di fronte all'evidenza, mettendoci tra l'altro a conoscenza degli stessi comportamenti pregressi di Laure. I protagonisti sono i bambini: grande merito a un cast di giovanissimi in cui spicca di gran lunga proprio la Héran, bravissima nell'interpretare un personaggio ambivalente e problematico quale quello della giovane protagonista.
Ottanta minuti per un flashback di vita.


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