mercoledì 25 gennaio 2012

Il ragazzo con la bicicletta

Il nostro ragazzo con la bicicletta si chiama Cyril (Thomas Doret), dodicenne alla disperata ricerca del padre (Jérémie Renier) che lo ha abbandonato in un centro di accoglienza per minori. Dopo mille tentativi riesce nel suo intento, ma solo per scoprire che il padre non è più interessato a lui e non vuole più né vederlo né sentirlo; in compenso ritrova la sua amata bicicletta e soprattutto Samantha (Cécile de France), una parrucchiera che decide di prenderlo in affidamento durante i weekend. Per Cyril sembra iniziare una nuova vita, ma gli ostacoli lungo il percorso non sono certo terminati: da una parte Wes e la sua banda di teppistelli, dall'altra cumuli di rabbia repressa che sfogano spesso in espliciti atti di violenza. Prima del pentimento finale.

"Le Gamin au vélo" è l'ultimo lungometraggio dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, ancora una volta abilissimi nel dipingere le turbolenze dell'animo umano: tanto più che stavolta il protagonista è un bambino. Mosso da un'irrequietezza implacabile, Cyril è ostinato, violento, si sente colpevole per essere stato abbandonato dal padre ed è pronto a diventare un poco di buono per meritarsi quanto accaduto, nonchè per farsi accettare dal branco. Ed è infine pronto a scontare il supplizio della pena, prima con le scuse verbali, poi con l'umiliazione, infine con le botte e i sassi in testa, sorta di Gesù Cristo inconsapevole. E i "buoni", il padre e il figlio vittime della sua impacciata rapina, non tardano a rivelarsi carnefici, disposti a lasciarlo morente pur di evitare guai con la giustizia. Buone anche le performances dei coprotagonisti: Jérémie Renier riesuma il padre interpretato in "L'Enfant", cresciuto d'età ma certamente non in forza morale, un uomo che non si fa troppi problemi pur di togliersi il figlio dai piedi; e una stoica Samantha impersonata dalla bravissima Cécile de France, prima attrice di una certa fama in un film dei fratelli belgi. Cyril sceglie Samantha sin dal primo, fortuito, incontro/scontro, e si aggrappa a lei come ad un'ancora di salvezza; lei, del resto, dimostra un'abnegazione più che materna nello star vicino a un ragazzo fino a poco prima sconosciuto, rinunciando alla propria vita, al proprio compagno, alla tranquillità quotidiana.

Restano evidenti tutti i caratteri distintivi del cinema dei Dardenne, dalla produzione low cost al crudo realismo privo di enfasi ruffiana o pathos artefatto, storie narrate con freddezza, come oggetti sottovetro; dalla violenza, stavolta non solo psicologica ma anche fisica, all'incipit improvviso e al finale aperto di storie che non si consumano dentro i confini temporali della proiezione cinematografica, la quale ne rappresenta un estratto significativo ma limitato.
Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes, dove i due hanno già trionfato in passato con "Rosetta" (1999) e "L'Enfant" (2005).


Nessun commento:

Posta un commento