sabato 21 gennaio 2012

Heroin in Tahiti "Death Surf"

Quello che sembrava un prodotto secondario della ormai celebre scena underground di Roma Est ha tutte le carte in regola per diventarne il fiore all'occhiello. In fondo gli ideatori di Borgata Boredom, assieme a Toni Cutrone di No=Fi Recordings, sono stati proprio loro: Valerio Mattioli (Thelymth nonché una tra le migliori firme di Blow Up), che con Toni ha compilato la preziosa raccolta su vinile, e Francesco De Figuereido (Opium Child e Nero Magazine), che ne ha ideato la grafica.

La provenienza di Mattioli e De Figuereido dal mondo della stampa musicale chiarisce due punti importanti: 1. il territorio comune con il sound più drogato della losangelina Not Not Fun, Sun Araw e High Wolf su tutti, i cui sviluppi sono stati seguiti attentamente e minuziosamente descritti dallo stesso Mattioli sulle pagine di Blow Up e 2. i titoli dei singoli brani che riassumono con una chiarezza disarmante il messaggio e l'intento, e si propongono come perfette sigle per nuovi pseudo-generi. Un paio di esempi: Death Surf, mantra di drones lunghi come ere, scie di synth che sembrano spuma di mare in prossimità di una raffineria, fantasmi di onde e gabbiani; bagliori tra l'immondizia, chitarre languide e sott'oppio che accennano giri surf inaciditi. Che razza di trip, su per giù come spalmarsi di petrolio, ricoprirsi di piume e lasciarsi rosolare dal sole in riva al mare, sulle peggiori spiagge della penisola. O ancora Spaghetti Wasteland: niente surf o fascinazioni da spiaggia, stavolta tocca a Morricone e Leone ad essere ripescati dal duo romano, che li imbottisce di LSD. Western psichedelico e sudore nero che cola dalle tempie, afa e calore, fattanza.
Il resto dell'opera non è da meno: Campomorto, percussioni ossessive, chitarre sature di riverbero e basse frequenze minacciose, un motorik incessante verso un ipotetico Aldilà alla Fulci; Ex Giants on Dope, slides di chitarra come fluido di lumaca ripreso in super8, con la pellicola stuprata da anni e anni di sole che picchia; E Kipa Mai, lenta e amniotica, vaghi cenni di Estremo Oriente, forse l'episodio più vicino al sound di Cameron Stallones; Zoom, intermezzo di pura library music (di nuovo i gabbiani all'orizzonte) che ripesca Macchi, Umiliani, Daniela Casa e compgnia.
Non contenti, in Sartana Mattioli e De Figuereido mescolano tutto insieme, western e horror all'Italiana, musica d'archivio, il surf, il sole, i Cramps. Ok, la droga. I gabbiani, la scena Not Not Fun, le altre bestie, la nostra capacità di ricordare e discernere le fonti che va a farsi fottere. Insomma, mescolano tutto, frullano, e il risultato è perfetto.
Chiude Heroin in Tahiti, un incubo tossico al cui confronto i Velvet Underground sono uno zuccherino: altro che le spiagge e gli scenari paradisiaci di Tahiti e della Polinesia, qui, gente, c'è solo l'eroina.
Quest'orgia di psichedelia junkie inizia a farsi pesante, non si vede la luce in fondo al tunnel: è una vera e propria abbuffata, ma diciamocelo, ci piace da morire.


(Boring Machines, 2012)



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