sabato 14 gennaio 2012

The Black Keys "El Camino"

Reduci dal boom di "Brothers" tornano Dan Auerbach e Patrick Carney meglio noti come The Black Keys, e la sensazione è che dall'onda del successo proprio non siano intenzionati a scendere.
Il settimo capitolo "El Camino", il terzo con Danger Mouse alle manopole di comando, rinuncia quasi completamente alle soffuse atmosfere soul e R&B del predecessore (non fosse per Sister e la conclusiva Mind eraser, un trasudare di sensualità black da ogni poro) e ci riporta alle radici hard e blues del duo di Akron, senza però rinunciare alla coolness e al grande pubblico recentemente raggiunti. Esemplari Money maker e soprattutto il singolone Lonely boy, garage sixties ultracatchy che stordisce e seduce al tempo stesso, bordate hard rock come Gold on the ceiling condite di seconde voci femminili, o ancora episodi smaccatamente seventies come Little black submarines che non dispiaceranno ai nostalgici degli Zeppelin.
Molti gli episodi degni di nota e i potenziali singoli killer: riffoni di chitarra e tastiere al posto giusto, melodie come se piovesse. Un prodotto confezionato a regola d'arte, forse troppo a regola d'arte. Un disco un po' puttana, che accontenta i fedeli della prima ora e si ammorbidisce per farsi apprezzare e ballare anche da un pubblico meno avvezzo alle asprezze del blues rock più ruvido. Con un occhio al passato più incompromesso e l'altro al conto in banca le possibilità son due: o i Black Keys sono in una fase di transizione e la strada da prendere non è ancora chiara, o i Black Keys hanno stramaledettamente capito tutto, alla faccia di noi fondamentalisti che non sappiamo ancora come gira il mondo.

(Nonesuch 2011)

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