lunedì 9 gennaio 2012

Arrigo Polillo "Jazz"

Corposo volume di oltre 800 pagine, "Jazz" di Arrigo Polillo è una tappa obbligata nella letteratura musicale nazionale e non. Chiunque voglia approfondire seriamente la conoscenza della miglior musica prodotta dalla cultura afro-americana (afro prima, americana poi) si troverà a farci i conti, e sarà un piacere.
Direttore della storica rivista "Musica Jazz", giornalista e critico musicale, storico e organizzatore di eventi, Polillo (1919 - 1984) prende le mosse dal folklore del popolo nero d'America, dalle work songs e dal blues, dai minstrels e dal ragtime per introdurci nell'universo del jazz, facendoci vedere i suoi luoghi, conoscere i protagonisti e viverne le vicende, lungo spirali di evoluzioni e mutazioni che hanno interessato l'intero Novecento.

Il libro si articola in due sezioni principali: nella prima le vicende storiche, da New Orleans a Chicago, New York, Kansas City: il jazz significa Stati Uniti. Ma c'è posto anche per l'Europa, prima timida e succube del Nuovo Mondo, quindi terra di salvezza per musicisti neri rinnegati in patria, infine pronta a giocare un ruolo da protagonista. Le migrazioni verso le grandi città, la povertà, il successo, di nuovo la povertà con la Grande Depressione. I bianchi che salvano/mettono le mani sul jazz, prima con lo swing di Benny Goodman poi col cool jazz di Lennie Tristano, i neri che se lo riprendono, prima col bebop di Charlie Parker e Dizzy Gillespie e poi con l'hard bop di John Coltrane. Prima dell'esplosione free di Ornette Coleman e dello spettro fagocitante del rock/pop.
Nella seconda sezione si ripercorre di nuovo la storia, ma stavolta dal punto di vista dei protagonisti: oltre ai già citati troviamo quasi tutti, da Jelly Roll Morton, Bechet e Armstrong ai "nobili" Duke Ellington e Count Basie, da Bix Beiderbeche e Django Reinhardt, caso unico e unico musicista europeo inserito nella lista, a Lester Young e Charlie Christian, dai geniali e folli Thelonious Monk e soprattutto Charles Mingus a Sonny Rollins e, come poteva mancare, Miles Davis, oggetto di mille fascinazioni e mille polemiche.

Una struttura perfetta quella scelta da Polillo, che permette di approfondire sia implicazioni sociali e culturali tutt'altro che secondarie in una storia fortemente "razziale" come quella del jazz, sia la psiche e la vita dei suoi protagonisti, spesso di interesse paragonabile a quello della musica prodotta. Mancano le discografie ma non ci dispiace, ché: uno, il jazz è improvvisazione, e la registrazione sul disco è un voler affibbiare una forma definitiva a un qualcosa che pr natura è mutevole; e due, quello di Polillo non è un'enciclopedia o un dizionario del jazz, ma un libro che vuole farsi leggere. Sì, perchè nonostante la stazza "Jazz" scorre, appassiona, una pagina tira l'altra ed è difficile fermarsi.
Molti i temi trattati nel corso dell narrazione: la storia dei neri (o negri, come d'usanza al tempo in cui il libro fu scritto) d'America, dalla schiavitù nel Sud razzista alle lotte di emancipazione negli Anni Sessanta, e di riflesso la storia dell'America tutta; la contrapposizione continua tra bianchi e neri nello sviluppo del nuovo jazz, un gioco dialettico di osmosi continue in cui prima gli uni poi gli altri hanno detto la loro; l'avvento del rock e il suo impatto sul jazz, con le forti riserve e, diciamolo, il disprezzo dell'autore nei confronti della nuova musica (vedi la parte storica dedicata nonchè il capitolo su Davis), ma erano altri tempi e il confine tra musica di consumo e nuova arte era più che sfumato; il ruolo dell'Europa, da spettatrice a protagonista.
I protagonisti, appunto: nella seconda parte del libro ne mancano forse alcuni (Albert Ayler? Sun Ra?), ma far posto a tutti avrebbe significato avere un volume non di 800 ma di 2000 pagine, come afferma lo stesso Polillo nell'introduzione.
Pubblicato per la prima volta su Mondadori nel 1975 e ripetutamente riproposto, nell'edizione definitiva contiene anche un'appendice a cura di Franco Fayenz per una rapida carrellata sulle vicende del jazz dal 1984 in poi.
Imprescindibile.

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