lunedì 5 dicembre 2011

Midnight in Paris

Sceneggiatore di successo stressato dal mondo di Hollywood, Gil (Owen Wilson) decide di prendersi un periodo di riposo recandosi a Parigi, la città che ama. Il suo sogno nel cassetto è quello di diventare romanziere e di vivere nella capitale francese, di cui ama i Ruggenti Anni Venti, le baguettes da portare sottobraccio e le passeggiate sotto la pioggia, nella notte. Con Gil troviamo la futura moglie Inez (Rachel McAdams) e i futuri suoceri, di certo meno sognatori del protagonista: upper-middle class, ricchi e repubblicani. Completa il quadro una coppia di amici incontrati per caso, il pedante Paul e la sua compagna.
Le sue aspirazioni vengono continuamente frustrate dalla compagnia, che non capisce la smania di diventare uno scrittore rinunciando a un'ottima e avviata carriera. Deriso e sminuito, il povero Paul si trova infine a vagare ubriaco per la notte parigina finchè, allo scoccare della mezzanotte, una vecchia auto si ferma per offrigli un passaggio: è l'inizio di un fantastico viaggio a ritroso nel tempo nei tanto amati "Années Folles", nel quale incontrerà i suoi miti Ernest Hemingway, Francis Scott e Zelda Fitzgerald, Picasso e molti altri ancora; avrà modo di consegnare il suo manoscritto a Gertrude Stein, che apprezzerà il suo lavoro e gli darà la fiducia necessaria per continuare a scrivere, e incontrerà la bellissima Adriana (Marion Cotillard) di cui si innamorerà alla follia. Un'esilarante gioco di andirivieni temporali condito di caricature di celebrità (il Salvador Dalì di Adrien Brody o il Buñuel di Adrien de Van), scene che rievocano il Woody Allen che fu (il furto di orecchini, il detective privato alla corte di Luigi XIV) e sullo sfondo una Parigi che da sola vale la metà del prezzo del biglietto. I due innamorati risaliranno la corrente del tempo fino alla Belle Époque di Tolouse Lautrec, Degas e Gauguin, epoca dei sogni di Adriana: è qui che il sognante protagonista capirà che un'epoca perfetta non esiste e che il presente, per quanto brutto e insoddisfacente è, va comunque affrontato. E alla fine dei conti, troverà il proprio paradiso nel mondo reale.
Era dai tempi di Manhattan che Woody Allen non omaggiava così esplicitamente una delle sue città amate: una cartolina lunga una pellicola, con i suoi pregi (scenari da sogno) e i suoi difetti (luoghi comuni e immagine standardizzata della città), in cui il regista newyorkese muove le sue pedine non più con l'estro dell'artista ma con la sapienza e l'abilità dell'artigiano. Inutile covare eccessive speranze, oggi Woody Allen è questo. La buona notizia è che in "Midnight in Paris", differentemente dai suoi più recenti predecessori, tutti gli ingredienti (trama, ritmo, ilarità, fantasia) sono dosati al meglio, tanto da renderlo il suo miglior film dopo "Match Point".
Presenti molti dei temi cari al regista, dalle relazioni di coppia scricchiolanti alle fascinazioni per un passato mitizzato, passando per gli innumerevoli riferimenti letterari, artistici e musicali, dai quali si fa certamente prendere la mano, ma non ce ne lamentiamo. Un cast ricco e azzeccato a partire dal protagonista Owen Wilson, la cui mimica facciale e le movenze, oltre ovviamente a molte delle battute, ricordano il giovane Allen; promosse anche la McAdams e la Cotillard, adattissime nei rispettivi ruoli.
Di anno in anno al cinema sperando di ritrovare il Woody Allen che tanto amiamo: dopo le recenti delusioni, finalmente si sogna.


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