lunedì 14 novembre 2011

A volte ritornano: intervista ai M.A.Z.C.A.

Dopo anni di silenzio tornano i senigalliesi M.A.Z.C.A.: tantissime le novità, a partire dalla formazione e dal sound. Ne parliamo con il chitarrista e fondatore Marco Bernacchia.


Ciao Marco, per cominciare puoi farci una panoramica sulla storia dei M.A.Z.C.A.? Nascita, vita, morte e resurrezione.
I M.A.Z.C.A. vengono fondati nel 1998 da me, Michele Morganti e Daniele Maori. Nei dieci anni intercorsi tra il 1998 e il 2008 abbiamo prodotto quattro dischi: un demo omonimo nel ‘98, “1000” nel 2001, “First Hour of Summer” nel 2004 e “Wrong Version” nel 2008. Dopo quest’ultimo lavoro per motivi vari la band smette di suonare: nulla di personale, solo la necessità dopo anni di duro lavoro di fermarsi ad osservare da fuori dove si era arrivati, per cercare di capire se la strada che si stava percorrendo a testa bassa era ancora percorribile e capire se tale strada avesse ancora senso.
Quindi nel 2011 si decide di rimettersi in gioco con una nuova line-up formata da me, Marco Bernacchia, ed Edoardo Grisogani, con l’occasione di un tour nell’Europa dell’est.

E' evidente una vera e propria rivoluzione nel sound del gruppo, si fa fatica a riconoscere i vecchi brani. Il cambiamento è stato programmato o è venuto fuori man mano, suonando?
Dopo la "fine" dei vecchi M.A.Z.C.A. ho avuto diverse esperienze musicali, in particolare con il mio progetto solista ABOVEtheTREE e con i Gallina; chiaramente queste esperienze hanno modificato la mia maniera di fare musica, e di conseguenza ripartendo con M.A.Z.C.A. ho dovuto fare i conti con la parte di me che non poteva non considerare le mie nuove esperienze. Pur cercando di rispettare i vecchi brani M.A.Z.C.A. ho cercato di dargli una nuova vita per aggiornarli al nuovo me.

Alla luce di tutte queste differenze, hai mai pensato di cambiare nome al progetto? Cosa hanno detto i tuoi vecchi compagni di avventura?
M.A.Z.C.A significava e significa movimento attraverso zone comunemente atipiche, dunque il nome stesso descrive in sé una non regola per intervenire ed agire.
Ho ritenuto quindi giusto non cambiare il nome appunto per rispettare coerentemente il concetto che cercava di descrivere e di attuare la band fin dalle origini, e cioè la possibilità di agire con un gesto che lasciasse coesistere al suo interno i due estremi opposti di un concetto.
Gli altri M.A.Z.C.A. Daniele e Michele hanno accettato la situazione e credo siano anche orgogliosi e felici che il progetto sul quale hanno speso tante energie non sia morto e che viva ancora, anche se sotto diverse spoglie.

Come hai conosciuto Edoardo Grisogani dei Tetuan? La scelta inizialmente mi è sembrata strana, ho sempre pensato ai Tetuan come più vicini ai vecchi che ai nuovi M.A.Z.C.A.
I Tetuan li conoscemmo diversi anni fa durante un concerto a Montegranaro. Noi eravamo già una band che si affacciava sul panorama italiano, loro ci aprirono il concerto: erano agli inizi e credo che ai tempi si chiamassero ancora Margot; Edoardo ancora non suonava con loro, dei nuovi Tetuan in quella formazione c'erano solo Cristiano e Riccardo.
Il suono dei M.A.Z.C.A. li influenzò molto e da li incominciammo ad entrare in contatto; anni dopo, quando ho avuto la necessità di trovarmi una nuova line-up, è stato molto semplice pensare di cercarla tra di loro, anche perchè già conoscevano bene tutti i nostri pezzi dato che ci seguivano da tempo.

Avete intenzione di registrare e di pubblicare qualcosa? Come procede l'attività live? Prossimi sviluppi?
Per ora, visto che a gennaio esce il mio nuovo disco come ABOVEtheTREE, M.A.Z.C.A. si fermerà almeno fino all'estate, per consentirmi di impegnarmi al massimo nella promozione del disco che uscirà per l'etichetta bolognese Locomotiv Records. Però nel frattempo vorremmo registrare il nuovo disco... mi piacerebbe registrarlo come fosse un live.

I tuoi progetti vedono sempre un organico ristretto: penso a ABOVEtheTREE, il tuo progetto solista, ai M.A.Z.C.A., ma anche a Falling Birds o Chinook Wind: è un caso, una scelta artistica o una scelta pratica?
Ho sviluppato una tecnica chitarristica che grazie anche ad alcuni pedali mi da la possibilità di aver un suono che non fa rimpiangere il basso... e quindi per comodità e scelta stilistica preferisco formazioni easy, semplici da spostare: se negli anni novanta il power trio era la scelta giusta credo che oggi il duo sia quella che più mi convince.

Ormai tra i tuoi diversi progetti, tra live, stesura nuovi brani e registrazioni, sarai impegnatissimo. Il tuo è un vero e proprio lavoro, vero? Riesci a viverci?
Sopravviverci forse è più corretto... non mi piace l'epoca storica in cui sto vivendo e sto cercando di non soccombere grazie a quello che faccio... se dovessi definire quello che faccio “lavoro”, smetterei.

Suoni molto all'estero, anche coi M.A.Z.C.A.: ci sono differenze nel riscontro del pubblico tra Italia e estero? Dove preferisci suonare?
Noi italiani siamo spacciati, ci hanno messo in mente che siamo i migliori in tutto e questo messaggio da collettivo è diventato soggettivo. Chi va ai concerti pensa di essere il migliore, magari migliore di quello che sta suonando pur non avendo mai toccato uno strumento in vita sua, e per orgoglio non riesce ad ammettere che si trova davanti a qualcosa che gli piace. Se li osservi, prima di lasciarsi andare guardano il vicino e se il vicino è serio e composto anche lui sta serio e composto... sembra insomma che si sia persa la facilità di lasciarsi andare. Ovviamente non è una teoria valida per il 100% delle situazioni.
All'estero, invece, sembra quasi sempre che se uno si vuole divertire si diverte a prescindere dal suo vicino. Comunque chiaramente non si può generalizzare: ogni città, ogni locale, sia in Italia sia all'estero ha quasi sempre una vita a sé.


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