venerdì 18 novembre 2011

STRi: Intervista

Alberto Canestrari e Nicola Battistelli sono i due personaggi che si celano dietro la sigla STRi, uno dei numerosi, interessanti progetti emergenti che stanno spuntando a Pesaro e dintorni. I Novanta riesumati a suon di dream pop e chitarre shoegaze, il tutto miscelato con tanta elettronica danzereccia: attualità e qualità. Per ora è possibile sentire qualcosina sul loro profilo Soundcloud, ma le prime uscite non tarderanno ad arrivare...
Andiamo ad approfondire il discorso.



Innanzitutto una breve presentazione del progetto STRi: chi, dove, come, quando e perchè.
Alberto e Nicola: Siamo due ragazzi di Fano (PU), all'inizio del 2011 abbiamo deciso di fare insieme un progetto di musica elettronica live con voci e chitarre, a metà tra un dj set e un concerto (Lj: Live Jockey).

Chiarimenti, se ce ne sono, sul nome?
A: Il nome in sé non significa niente, è nato nei banchi di scuola tra un disegno e l'altro mentre inventavo parole; l'ho scelto per il suono, cercavo un nome che non rimandasse a nessuna immagine o concetto...

Ho letto sulla vostra pagina facebook una definizione che ho trovato più che appropriata per il vostro sound: "Dream club". Un incrocio tra chitarre shoegaze e elettronica da dancefloor con un pizzico di nostalgia per gli '80 e, soprattutto, per i '90. Qual è il vostro background? Quali sono gli artisti che vi hanno influenzato e, tra i nomi di oggi, a chi vi sentite più affini?
A: Bravo! infatti l'abbinamento è più o meno quello; "dream" è per le voci e chitarre ri-verberate e melodiche, "club" per tutta la base ritmica. Il mio background musicale diciamo che non è molto attinente a ciò che facciamo adesso; ascoltavo punk, nu metal, alternative rock, grunge, ma anche gruppi come Radiohead e Smashing Pumpkins che ascolto tuttora. Adesso sono orientato più sull'elettronica, come Paul Kalkbrenner, Moderat, Four Tet, Burial, Deadmau5, Fuck Buttons, la techno, la trance ma anche l'elettronica meno conosciuta tipo Mondkopf o Death in Plains...
N: Il mio percorso musicale direi che è stato abbastanza scomposto, quando tutti i miei amici ascoltavano Guns’n Roses, Nirvana e Oasis io suonavo il sax ed ero rapito da jazz, fusion..., poi, non più teenager, ho scoperto la chitarra e per quanto distante il nu metal mi suonava molto funk, le sonorità di Incubus, Deftones e Korn hanno condizionato molti dei miei progetti, e poi punk e il metalcore fino alla scoperta della cassa in quattro che mi ha fatto appassionare della musica elettronica tanto da fondare con un bel gruppo di amici un’associazione cuturale dedita completamente alle arti elettroniche.

E a seguire "Chill & bass": che ne pensate di chillwave o hypnagogic pop o glo-fi che dir si voglia?
A: Si anche questi fan parte dei nostri ascolti, personalmente mi piaccion molto Washed Out, Baths, Toro Y Moi, Million Young, Porcelain Raft, Wavves...
N: E’ il tipo di musica che ora mi sta emozionando e condizionando di più adoro Gold Panda...poi meno maniacalmente Mount Kimbie, Baths, Koreless, Slugabed e un sacco di altre cose che stanno uscendo.

Fano: conosco bene gente come Edible Woman e OneFuckOne, molto meno le nuove leve. C'è fermento? Qualche nome?
A: Si, di movimento ce n'è nella nostra provincia, ci sono tante proposte: da Gli Ebrei, Caffiero di Fano, appunto, a Death in Plains, Be Forest, Soviet Soviet, I Camillas, Maria Antonietta di Pesaro o PlusEnsure, Above the Tree andando più nei dintorni.
N: Per fortuna dopo un periodo buio sono due e tre anni che si sta risvegliando la voglia di fare cose proprie e di mettersi in gioco e con parecchia personalità, per fortuna.

Cosa ne pensate delle Marche come base operativa: è il posto adatto? Trovate facilmente date live? Domanda maliziosa: avete mai pensato a spostarvi in una grande città?
N: Ora si produce... dobbiamo capire quali sono le nostre vere potenzialità, ogni produzione è di livello superiore alle precedenti. Per fortuna ci sono un sacco di idee e siamo sempre attenti a capire quello che sta succedendo nel mondo, non è facile avere scambio culturale/musicale nella nostra regione, non ci sono movimenti musicali forti e ognuno è lasciato un po’ a se stesso, al massimo alla propria cerchia di conoscenze. Non credo che partire per una grande città sia una cosa così impossibile...

Sempre a proposito di concerti, qual è la dimensione live che preferite? Che tipo di situazioni avete sperimentato finora?
A: Di live ne abbiam fatti ma neanche tanti e sempre nelle nostre zone; abbiamo suonato più che altro in piccoli locali a parte il primo nostro concerto fatto in una festa in discoteca organizzata da Electrofuckers! Per l'appunto è in questi ambiti che ci piacerebbe suonare, magari prima di un djset.
N: Alla fine di ogni concerto qualcuno ci dice che dobbiamo andare a suonare all’estero! Non so che cosa intendono! Comunque la nostra situazione ideale potrebbe essere un festival o un posto dove il pubblico è pronto ad ascoltare, in un pub potremmo decisamente essere fuori luogo se non noiosi...

Ho avuto l'occasione di sentirvi dal vivo in due occasioni: la prima ad Urbino quando STRi era ancora una one man band con il solo Alberto, la seconda al Macondo di Senigallia, con la formazione attuale: ovviamente la differenza è notevole. Com'è avvenuto l'ingresso di Nicola in formazione? E' stato difficile adattare i brani alle nuove vesti?
A: STRi inizialmente è nato come progetto one man band dove io sperimentavo con la loop station; era una cosa molto lo-fi a multistrati eterei, poi sia per un'esigenza di suoni diversi che per una questione di strutture dei pezzi mi son messo a cercare un socio e ho trovato Nicola.
N: Ammetto che questo progetto è stato per me una rinascita, avevo abbandonato tutti i progetti che mi stavano creando ostacoli, generi musicali che non sentivo più miei, e mi ero messo a studiare musica elettronica, non avevo ben chiaro che fare... Poi, chiacchierando con Alberto, ho capito che lui aveva bisogno di una persona paziente che ascoltasse e traducesse la valanga di idee che aveva in testa ed io avevo bisogno di una guida molto puntigliosa!

Nicola, so che fai anche parte del collettivo Electrofuckers!: di cosa si tratta?
N: E’ l’associazione culturale di cui ti accennavo prima. Siamo nati a giugno 2010 e ci siamo posti l’obiettivo di promuovere le arti elettroniche a 360°, dalla musica alle arti visive dando spazio a qualsiasi artista che abbia un progetto sviluppato in questo ambito. Per ora ogni proposta artistica è avvenuta all’interno di feste, formula che piace parecchio, chi partecipa agli eventi si diverte perchè trova sempre qualcosa di nuovo ed un clima molto amichevole. Il progetto più ampio è stato I LOVE VIEW quest’estate. Abbiamo organizzato un mini-festival di arti visive in spiaggia dove video maker, fotografi ed illustratori hanno avuto schermi di proiezione a disposizione per fare tutto ciò che volevano. Tutto questo accompagnato da musica live con gruppi internazionali e dj-set curati dall’associazione.

Per finire, propositi per il futuro: prossimi live? Registrazioni e pubblicazioni? Siete già stati contattati da qualche etichetta interessata o, visti i tempi e le potenzialità di internet, preferite muovervi da soli?
A: Stiamo registrando un EP che pubblicheremo entro l'anno, penso... diciamo che fungerà anche da esca per un'eventuale etichetta; a lavori ultimati il nostro scopo sarà cercare un'etichetta seria con la quale collaborare. Da soli non credo che si possano raggiungere certi livelli di distribuzione o di circuiti live.
N: Abbiamo bisogno di un manager...io non so fare!


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