sabato 26 novembre 2011

HOMEMADE FLAGS No. 6

Flag No. 6, la Raffineria Api a Falconara Marittima, Ancona.
S.S. 16, Via Flaminia, coordinate nord 43.638855, est 13.372611.

Qui si rischia un vespaio di polemiche. Mi sto addentrando in una potenziale valle di lacrime.
Di certo ha un impatto terribile sull'aria, schifosamente irrespirabile per i poveri falconaresi. Di certo ha un impatto terribile sull'acqua, la più sporca e malfamata di tutta la costa marchigiana. Di certo è un rischio costante per l'ambiente e per tutti coloro che vivono in un raggio di diversi km, l'esperienza insegna.
Ma diciamocelo: l'Api di Falconara Marittima ha un suo fascino. Malato, degradato, il fascino della periferia industriale, dell'acciaio e della ruggine, dello sporco e dell'unto. Un mostro che si erge imponente a cavallo tra terra e mare. Uno strano tipo di fascino.
E una portata immaginifica non trascurabile per chiunque si trovi a passarvi davanti in auto: chi di voi, da piccolo, seduto sul sedile posteriore dell'auto dei propri genitori, avvistando l'Api da lontano nella notte, non ha incrociato gli occhi anche solo per un attimo per sfocare la visione, immaginando di trovarsi nel cuore di Manhattan o di un'altra megalopoli, circondato da grattacieli e da mille luci scintillanti? Per non parlare poi di ciò che si vede dal cielo, decollando o atterrando la sera dall'Aeroporto Raffaello Sanzio: un intruso d'acciaio innestato in una Regione che del proprio verde si fa vanto. Tra orrore e stupore, come in meraviglioso cyberpunk dai tratti horror.
Se Vasco Brondi fosse nato in provincia di Ancona ci avrebbe già scritto una canzone. E non è detto che ce la siamo già scampata.


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