mercoledì 30 novembre 2011

High Wolf "Atlas Nation" e Sun Araw "Ancient Romans"














Escono a breve distanza di tempo i nuovi lavori di Cameron Stallones e Maxime Primault, meglio noti ai più sotto i moniker di Sun Araw e High Wolf.
Gemelli separati alla nascita, l'americano e il francese sono stati spesso affiancati per la loro idea di neo-psychedelia sporca e fangosa, jam session sature di drones e voci sfatte, riverberi caldi e sudati. Una produzione logorroica fatta di album, EP e mille collaborazioni, come oggi di routine ogni traccia buona per essere pubblicata. E spesso e volentieri su Not Not Fun, etichetta che i due hanno condiviso fino ad ora. Fino a questi "Atlas Nation" e "Ancient Romans".

Il nuovo High Wolf esce infatti per la statunitense Holy Mountain, label psych/space rock/freak folk che ha già pubblicato gente come Six Organs of Admittance, Om, Wooden Shjips e Aufgehoben. Segue solo di alcuni mesi lo splendido e sottovalutato "Etoile 3030" su Not Not Fun, ma la distanza che li separa farebbe pensare il contrario: lo sguardo non è più puntato alle stelle ma alla terra, in una sorta di esplorazione di ogni angolo del Globo, dalle vette del Giappone (Fuji Descent) ai Caraibi (Haiti) passando per il cuore dell'Africa (Kenya Sunset), il tutto con una predisposizione al misticismo e alla spiritualità mai come ora così esplicita, bastino le divinità in copertina a fugare ogni dubbio. D'altronde avevamo avuto serie avvisaglie già alcuni mesi fa con la fanzine Rain Forest, rilasciata in collaborazione coi tipi di Raw Raw, ricca di foto scattate dal nostro tra India, Africa e rovine degli antichi Maya. Quella del francese Maxime Primault è una religione post-globale, una comunione di anime dai quattro angoli del pianeta a suon di drones ipnotici, percussioni tribali, overdose di wah wah, tastiere e chitarre filtrate all'inverosimile. Ossessivi raga o kosmische musik fa lo stesso, l'effetto è comunque uno stato di trance totale.
Un sound mai come ora così etereo, meno pesante e opprimente rispetto al mental-noise degli esordi fatto di sonorità mollicce e sudate, quasi da sauna. L'obiettivo ora è elevare lo spirito, non lasciare il corpo a sguazzare nella melma.

Discorso simile per il nuovo Stallones: per pubblicare il nuovo, doppio LP "Ancient Romans", oltre alla personale Sun Ark si scomoda addirittura Drag City, ovvero una delle pagine di storia indie a stelle e strisce. Anche Sun Araw vede finalmente la luce in fondo al tunnel: trascendenza e allontanamento dalle cose terrene, elevazione dello spirito in un viaggio alle radici dell'umanità e della società occidentale contemporanea; così come High Wolf si sposta nello spazio alla ricerca di umanità pura e non contaminata, Sun Araw viaggia addirittura nel tempo. Niente induismo, santoni e yoga, Cameron Stallones risale la corrente fino al tempo degli antichi romani. Nel suo immaginario c'è posto anche per la Grecia, per gli etruschi, per gli egizi dei faraoni, di Iside e di Osiride, un frullato di esoterismo dalla concezione più che soggettiva.
Il sound ne risente e non poco, dal momento che mai prima d'ora è stato così pulito, profondamente diverso da capolavori psych/weird/trance come "Heavy Deeds" o "Beach Head": Lucretius indica subito la via, con uno sfavillìo aritmico di tastiere acquee e un organo orientaleggiante che è fonte di pace. Rimangono le sgranature lo-fi, ma vengono meno l'afa e la densità del classico Sun Araw. Dub affogata nell'ambient, col ritmo che inizialmente c'è e non c'è, sorta di house abortita (Crown Shell), quindi sale e via all'ipnosi (Crete). Lute and Lyre è splendida: dub soporifera, bassi come macigni in caduta al ralenty. La chitarra si trascina languida lasciando una spuma di wah wah viscosa come liquido amniotico, e Stallones che canta come un Panda Bear malato di sifilide in via di guarigione. Al centro dell'opera il tempo si immobilizza, grazie all'astrazione ambient noise di At Delphi, capace di coniugare note infinite come un mantra e svisate di caos rumorista. La stasi prima della ripartenza finale: percussioni tribali abbondano in Fit for Caesar e Trireme, la prima un corpo sonoro imbottito d'oppio, tastiere filtrate, chitarre che ondeggiano come serpenti incantati, tromba e cori finali anch'essi strafatti; la seconda un caldo flusso liquido da limbo dei sensi, baccanale dalla notte dei tempi invaso dagli alieni. Per arrivare ai fuochi d'artificio: Impluvium è pura dancefloor col suo ritmo incessante a 120 bpm e le sue tinte acid jazz. La linea vocale un inno che Sun Araw canta come una iena, junkie della discomusic. Incessante, Impluvium è appositamente pensata per ballare, non più per ciondolare. Trascinante e ipnotica. Cosa ci attende ora non è lecito sapere. Ma la curiosità è già tanta.

IMPLUVIUM (Official Video) - SUN ARAW from Daniel Brantley on Vimeo.

AT DELPHI (Official Video) - SUN ARAW from Daniel Brantley on Vimeo.

high wolf - étoile star from lautreamont RA studios on Vimeo.


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