martedì 18 ottobre 2011

Tom Waits "Bad as me"

Tick, tick, tick, boom.
Mancano pochi giorni ormai all'uscita del nuovo album del buon vecchio Waits. L'attesa cresce, la stampa già ne parla dispensando palate di entusiasmo, e allora andiamo un pò a sentircelo in anteprima, noi che si possiede i codici magici richiesti.
E per una volta tanto vociferare non è affatto immotivato, dato che "Bad as me" è veramente una bomba, quanto di meglio prodotto dai tempi di "Mule Variations", e parliamo ormai del 1999. Una rinascita a voler essere polemici, una riconferma dato che dal vivo il Nostro non ha mai perso un grammo di grinta, basti ascoltare il recente "Glitter and Doom". Ma la sostanza non cambia.

Una summa del meglio espresso dal nostro in quasi quarant'anni di onorata carriera. E no, non stiamo parlando di una raccolta, ma di brani nuovi di zecca, splendenti di zecca. O meglio, sporchi e sudici e vissuti come solo il buon Waits ne sa fare: più di sessant'anni e non sentirli nemmeno un pò. Eclettico e istrionico, gli episodi al fulmicotone convivono con ballad malinconiche ed acustiche senza imbarazzo alcuno, una spola continua tra inferno e purgatorio, peccato segue redenzione segue peccato segue redenzione, all'infinito, e così sia.

Ma i brani. L'esordio spazza via ogni ombra di dubbio in pochi secondi: Chicago è sangue denso in pulsazione accelerata, ritmo e sudore e alcool che scorre a fiumi. E la voce dritta dall'inferno. Nitroglicerina pura, maneggiare con cautela. Raised Right Man ribadisce il concetto: in scena Waits singhiozza come una puttana malmenata, il ritmo zoppica e singulta, l'organo ci ricorda in che girone siamo. Provate a indovinare, tanto fa lo stesso.
Poi i fumi del whiskey, si scende a fondo e si rallenta con Talking at the Same Time: le lancette tornano indietro ai tempi di "Blue Valentine", piano e chitarra seducono, la voce di Tom il gatto fa il resto. Giusto un pò di sano boogie con Get Lost, culi scattanti e rotule calde che si balla fino al mattino, e nel frattempo il nostro si assenta un pò, facendosi prendere dalla malinconia e dai ricordi. Sullo sfondo la notte losangelina, immaginifiche marce paesane di altri tempi e ambientazioni rurali, sembra un tuffo nel passato dei primissimi album degli Anni Settanta, non fosse per la voce che dalla vita ne ha prese di botte, eccome.
Forse è stanco, pensi. Col cazzo, ti risponde lui sputandoti in faccia la title-track. Il ruggito del leone: Bad as me circola in rete già da tempo e sfido chiunque stia leggendo queste righe a dire che non l'ha ancora sentita. Correre. Di cattivi come lui ce ne sono pochi, ed è un maledetto peccato.
Ancora non è finita. Kiss me: penombra nel locale deserto, lei stupenda al tavolo, la sigaretta accesa tra le dita e la mente altrove. Tu al bancone mandi giù l'ultimo scotch e lento e deciso vai da lei. "E' l'ultima canzone, stanno per chiudere, vuole ballare con me?".
Satisfied: Tom Waits, Keith Richards, Marc Ribot, Les Claypool. Devo aggiungere altro? Sì: blues rancido da sentire allo sfinimento, tossicodipendenza vieni qua. Dio quanto è capace di scavare a fondo quest'uomo.
Last Leaf, penultima redenzione, è Natale. Hell Broke Bruce, alias non è mai troppo tardi per darsi al rap. Detto fatto, rimediato: che razza di brano, una parata militare tra le fiamme dell'inferno, si scatena il colpo di stato e Waits in quattro e quattr'otto manda in esilio Satana: chi è il più cattivo? Chi è il più cattivo?!
New Year's Eve: che paraculo Tom Waits, anche stavolta si salva dalle fiamme nei minuti di recupero. Ultima redenzione.

Se la vecchiaia fa di questi effetti, non vedo l'ora di diventar nonno.


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