lunedì 27 dicembre 2010

OBLIVION


Da poco uscito dal tunnel di "Infinite Jest", non sazio mi infilo nella produzione secondaria di David Foster Wallace. "Questa è l'acqua". "Roger Federer come esperienza religiosa". Zuccherini, perlomeno per stazza: allenato, di nuovo tossicodipendente, pronto per "Oblivion".

Raccolta di racconti pubblicata nel 2004, "Oblio" è una delle ultime produzioni letterarie dell'autore ancora in vita. Ed è nel racconto, sulla media distanza che costituisce il mezzo espressivo da lui più utilizzato, che forse viene a galla il David Foster Wallace più vero: il senso della sua scrittura non nell'evento narrato ma nella narrazione stessa, riflesso della mente convulsa dell'autore; grovigli lessicali di munchiana memoria che stimolano e stressano il lettore, andare avanti diventa quasi una gara di resistenza, un assalto in prima linea al fronte nemico da prima guerra mondiale, noi kamikaze della sanità mentale.
La verità non è la storia narrata, spesso insignificante, ma la psicologia degli assurdi personaggi che la popolano. Assurdi, iperbolici ma spaventosamente (ripeto e sottolineo e dico purtroppo e cazzi amari, spaventosamente) VERI.

Primo round, "Mister Squishy": eventi zero duranti un focus group di un'agenzia pubblicitaria, tranne un uomo ricoperto di ventose che si sta arrampicando sul grattacielo che la ospita. Il racconto E' il pensiero di Terry Schmidt, coordinatore del focus group. Il racconto E' il suo affondare nel suo proprio status lavorativo, da ingranaggio del sistema. Il racconto è la matassa di parole che DFW ci sputa addosso per renderci coscienti dell'impasse della società contemporanea.
Ripresa. "L'anima non è una fucina", bambini con carenze d'attenzione prede di un insegnante psicopatico (UCCIDILI, UCCIDILI TUTTI), ma non succede nulla o quasi, il tragico resta fuori dalla scuola. La non linearità della storia e i salti narrativi che stanno all'immaginazione e alle carenze di concentrazione del piccolo protagonista.
E ancora, "La filosofia e lo specchio della natura", la paura dipinta in faccia grazie alla moderna chirurgia plastica, e amori forzati tra madre e figlio. Full immersion nell'America pulp e tragicomica di oggi. O "Incarnazioni di bambini bruciati", fulmine a ciel sereno, una probabilità su mille ma stai pur tranquillo che ti becca.
Con "Un altro pioniere" Wallace si cimenta invece con una storia antica tra mitologia e parabola: un guru bambino che ha tutte le risposte, e che sprezza l'uomo perchè già sa il suo triste destino. La società fa il suo corso, la rovina è già scritta: esempio lampante del pensiero dell'autore, un mix di cinismo e ironia, basti pensare al titolo del racconto o all'abbondare di paroloni fuoriluogo e assolutamente inutili, tipico in DFW. Registro alto come masturbazione dell'ego per la classe dirigente, dirigente di tutto tranne di sè stessa. Un mix tanto più radicale quanto più nascosto tra le righe, e il coglierlo è fonte di soddisfazione e appagamento, e di disincanto.
"Caro vecchio neon" è contorsione della mente: l'unico scopo di Neal è far colpo sulla gente, così da essere stimato e apprezzato; per far questo è disposto a imbrogliare gli altri e in primis se stesso. E' disposto a imbrogliare il suo psicanalista, è disposto a imbrogliare probabilmente anche tu che leggi le sue memorie. Ed è pronto a uccidersi per questo, che tu lo creda o no.
Chiudono la raccolta gli episodi migliori: quello che dà il titolo all'intera opera, la stramba vicenda di due coniugi di mezz'età prossimi ad impazzire a causa del russare di lui, reale o presunto. Un frattale di sogni in cui vero e falso perdono significato, e a far crollare ogni certezza basta la minima scintilla del banale quotidiano. Esattamente come nel mondo reale.
E ciliegina sulla torta "Il canale del dolore": arte e merda, introversioni e luoghi comuni, improbabili hype ma nemmeno troppo, basta aver pazienza e chi vivrà vedrà.

Come cazzo gli siano venute in mente tali e tante idee in oltre vent'anni di carriera e soprattutto quanto cazzo avesse ragione su tutto solo Dio lo sa. O chi per lui.
Intossicante, difficilmente digeribile e dal sapore strano, ma vale assolutamente la pena di uno sforzo. Come lo sciroppo.

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